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I TESTICOLI

COSA SONO

Sono organi pari, destro e sinistro, (per questo chiamati anche ‘didimi’, nome di derivazione greca che significa ‘gemelli’) e rappresentano le gonadi maschili.

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FUNZIONE

Hanno due funzioni: producono gli spermatozoi, le cellule maschili della fecondazione, e gli ormoni sessuali maschili (androgeni, testosterone), responsabili per lo sviluppo degli organi sessuali (differenziazione del testicolo e di tutto l’apparato genitale), dei caratteri sessuali secondari, come la barba, la distribuzione dei peli, il timbro della voce e la muscolatura, e infine della vitalità, della libido e della fertilità.

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STRUTTURA

I testicolo hanno forma elissoidale e sono organi parenchimatosi, ossia compatti, non cavi.  Hanno le seguenti dimensioni: l’asse più lungo (altezza) è pari circa 4-4,5 cm, il diametro anteroposteriore è pari circa 3 cm e l’asse trasversale è pari circa 2,5 - 3 cm. Il loro peso varia tra i 15-20 gr e un volume che varia tra 15-25 ml. Hanno consistenza molle elastica e supefice liscia. I testicoli presentano due facce (mediale e laterale), due margini (anteriore e posteriore) e due poli o estremità (polo superiore e inferiore).

Al livello del polo superiore del testicolo si trova un piccolo corpo sferoidale attaccato ad un sottilissimo peduncolo, il tutto di diametro di qualche mm. Si tratta dell’appendice del testicolo, nota come idatide di Morgagni. E’ un organo rudimentale e un residuo embrionale. E’ importante però nella pratica clinica perchè in alcuni casi, soprattutto se di dimensioni e lunghezza superiori alla norma, può andare incontro a torsione (scroto acuto).

All’interno dei testicoli si trovano le cellule seminali, destinati a diventare spermatozoi, le cellule di sostegno (cellule di Sertoli), importanti per il processo di produzione degli spermatozoi, e le cellule interstiziali (cellule di Leydig), che producono gli androgeni (testosterone).

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LOCALIZZAZIONE ANATOMICA - LO SCROTO E GLI INVOLUCRI

Il testicolo si trova nella borsa scrotale. La borsa scrotale all’interno è divisa in due compartimenti dall’esistenza di setto, quindi ci sono due emiborse scrotali, la destra e la sinistra, che contengono rispettivamente i due testicoli, destro e sinistro. Il testicolo è ‘appeso’ dal funicolo spermatico ed è in continuità quindi con esso. Il funicolo spermatico, è un cordone costituito da un muscolo (m. cremastere), da alcune fasce, nervi, dal dotto deferente e dai vasi del testicolo e dell’epididimo. 

Dentro la borsa scrotale il testicolo è avvolto da un sacco a doppia parete, costituito da una membrana di nome tonaca vaginale, contenente una minima quantità di liquido. La tunica vaginale quindi ha due foglietti, uno detto parietale e uno detto viscerale. Il foglietto parietale ricopre la parete interna dello scroto. Il foglietto viscerale ricopre gran parte della superficie del testicolo e dell’epididimo. Tra i due foglietti quindi si crea una cavità virtuale contenente la minima quantità di liquido sovradescritta. Quando la quantità di liquido prodotta dalla tonaca vaginale aumenta si ha una condizione clinica nota come idrocele. La conseguenza è quello dell’aumento volumetrico (gonfiore) dell’emiscroto corrispondente. 

Il polo inferiore del testicolo è collegato all’interno della borsa scrotale con un legamento, chiamato gubernaculum testis. Anche se il testicolo è fissato superiormente al cordone spermatico e inferiormente al legamento scrotale, è dotato di una discreta mobilità.

Gli involucri del testicolo quindi andando dall’interno verso l’esterno sono le seguenti:

  • tonaca vaginale con il foglietto parietale e viscerale

  • fascia spermatica interna

  • m. cremastere e relativa fascia

  • fascia spermatica esterna

  • dartos (sottocute)

  • cute della borsa scrotale

Gli involucri fasciali e il m.cremastere sono continuazione dei muscoli e fasce addominali. Il muscolo cremastere contraendosi solleva il testicolo verso l’anello inguinale. Questo succede soprattutto durante l’attività sessuale per proteggere i testicoli.

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LA 'DISCESA' DEL TESTICOLO E IL CRIPTORCHIDISMO

Il testicolo quindi si trova al di fuori della cavità addominale, contrariamente a quanto succede alle gonadi femminili, ossia alle ovaie, che si trovano all’interno dell’addome. Questo fatto è importante perchè al di fuori della cavità addominale la temperatura è più bassa, fattore importante per la produzione regolare di spermatozoi vitali.

Anche se il testicolo si trova all’esterno dell’addome nel momento della nascita, il suo sviluppo nell’età fetale comincia dentro l’addome. In altre parole il testicolo appare e si sviluppa durante la vita intrauterina dentro la cavità addominale, non dentro lo scroto. Con il procedere della gravidanza il testicolo comincia a scendere fino ad arrivare nella borsa scrotale poco prima della nascita. Questo fatto è importante per spiegare due cose: la prima è la malattia nota come criptorchidismo, ove il testicolo alla nascita non è ancora giunto al livello della borsa scrotale, e la seconda è la vascolarizzazione e innervazione particolare del testicolo. I vasi del testicolo, le vene e l’arteria testicolare, contrariamente a quanto accade per altri organi ove i vasi che li irrorano prendono origine da punti molto vicini agli organi stessi, originano molto distanti, al livello della parte superiore e posteriore dell’addome, in stretta vicinanza dei vasi renali. Questi vasi poi scendono e decorrono lungo il canale inguinale, facendo parte del funicolo spermatico, per poi arrivare al livello dei testicoli dentro lo scroto.

Il parenchima testicolare, ossia la struttura interna, è avvolto da una membrana resistente che si chiama tonaca albuginea. 

VASCOLARIZZAZIONE: la particolarità del testicolo con la vascolarizzazione a distanza

 

Vascolarizzazione arteriosa

Il testicolo é irrorato dall’arteria testicolare. Questa arteria prende origine in un punto lontano dal testicolo, ossia dall’aorta al di sotto delle arterie renali, nel retroperitoneo. SI dirge poi caudalmente e entra a far parte del funicolo spermatico che decorre nel canale inguinale. Dà alcuni rami che irrorano la testa dell’epididimo e poi il testicolo. Il ramo testicolare entra nel testicolo al livello dell’ilo testicolare o mediastino e forma una fine e ricca rete arteriosa soprattutto al livello della faccia anteriore del polo superiore e della faccia anteriore, laterale e mediale del polo inferiore.

L’epididimo è irrorato in parte da un ramo dell’arteria testicolare (al livello della testa) e in parte (corpo e coda) dall’arteria deferenziale che accompagna il dotto deferente.

I due sistemi arteriosi, quello dell’arteria testicolare e quello dell’arteria epididimaria, si anastomizzano (anche insieme all’arteria cremasterica).

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Vascolarizzazione venosa

La sottile rete venosa intratesticolare si dirge verso il mediastino del testicolo e poi fuoriuscendo da esso forma una complessa rete venosa che avvolge varie strutture del funicolo spermatico, denominato plesso pampiniforme. Al livello del canale inguinale questa rete si riduce in 3-4 vene. Uscendo dal canale inguinale le vene di solito sono due e poi si uniscono, risalendo verso il rene come la vena spermatica. Nella maggior parte dei casi la vena spermatica drena al livello della vena renale sinistra (forma un angolo retto) e la vena spermatica destra drena al livello della vena cava (forma un angolo acuto). Questo fatto anatomico della diversa angolatura e del diverso drenaggio può spiegare in parte il motivo per il quale il varicocele si sviluppa più frequentemente a sinistra.

Secondo una teoria, il plesso pampiniforme avvolge l’arteria testicolare in modo da creare un sistema di scambio termico. In altre parole servirebbe per raffredare il sangue che arriva al testicolo, il quale, per effettuare una adeguata produzione di spermatozoi vitali necessiterebbe una temperatura più bassa rispetto alla corporatura corporea. Per questo motivo anche probabilmente il testicolo si trova al di fuori della cavità addominale.

Al livello del basso funicolo spermatico, prima dell’anello inguinale esterno, esistono spesso varie interconnessioni tra le vene testicolari, la vena del deferente e la vena cremasterica. Queste ultime drenano nel sistema della vena safena, femorale, epigastrica (sistema della vena iliaca esterna) e nelle vene del plesso vescicoprostatico (sistema della vena iliaca interna). Questi complessi collegamenti tra le vene testicolari e le vene degli altri componenti del funicolo (deferente, cremastere) può spiegare le ricidive dopo la chirurgia correttiva del varicocele.

IL PENE

Introduzione

 

Il pene è l’organo maschile della copulazione e fa parte insieme con lo scroto degli organi genitali esterni maschili. Si trova nel perineo anteriore davanti allo scroto.

E’ costituito da tre formazioni allungate cilindriche, i due corpi cavernosi del pene e il corpo spongioso dell’uretra, ricoperte da una serie di fasce connettivali e dalla cute. E’ un organo che a causa della struttura ‘a spugna’ dei tre cilindri sovradescritti, cambia forma,  dimensioni e rigidità durante l’erezione per poter penetrare la vagina.

 

ANATOMIA DEL PENE

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LE PARTI DEL PENE

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Si possono distinguere 4 porzioni, che in direzione postero-anteriore sono le seguenti:

  • La radice del pene o parte fissa

  • Il corpo del pene o parte mobile

  • Il glande

  • Il prepuzio

 

  • Radice peniena. La radice è la parte fissa e si trova nel perineo anteriore. E’ costituita dall’inizio dei corpi cavernosi, o crura, e dal corpo spongioso dell’uretra bulbare. Le crura dei corpi cavernosi si trovano distanziati uno dall’altro. Infatti le crura si trovano fissati sull’osso delle branche ischiopubiche, davanti alle tuberosità ischiatica (l’osso che si sente quando ci sediamo, profondamente alla muscolatura glutea), uno a destra e uno a sinistra. Seguendo poi queste strutture ossee, convergono in linea mediana fino sotto la sinfisi pubica. A questo livello entrano in contatto, al livello dell’ilo penieno. Parte della radice peniena è anche l’uretra bulbare con il corpo spongioso uretrale, fissati superiormente al diaframma urogenitale che delimita il tetto del perineo. Sotto la sinfisi pubica l’uretra si adatta sotto l’unione dei due corpi cavernosi. In questo modo i tre cilindri si incontrano e proseguono con la seconda porzione del pene, la parte mobile o corpo.

  • Il corpo o parte mobile del pene. Il corpo è la prosecuzione della radice, con inizio sotto la sinfisi pubica dall’incontro dei tre cilindri, ossia dei due corpi cavernosi e del corpo spongioso uretrale.  Rivestito da cute, forma una specie di appendice che forma un angolo di circa 60° con lo scroto (angolo peno-scrotale) quando si trova nello stato flaccido. Termina con il glande. La parte mobile durante l’erezione si allunga e aumenta di diametro, sollevandosi e allontanandosi dallo scroto.

  • Il glande. Rappresenta la parte terminale del pene. Ha un colorito roseo e una forma conica con la base allargata al livello del corpo penieno e l’apice arrotondato. Viene attraversato dall’uretra navicolare, la quale termina all’apice del glande formando il meato uretrale esterno. La base del pene termina a sbiecco con la parte dorsale (superiore) più lunga rispetto alla parte ventrale (inferiore) in modo che di lato è obliquo. La base sulla parte dorsale ha un contorno circolare sporgente, chiamato corona del glande. Tra base del glande e corpo del pene esiste un solco, denominato solco balanoprepuziale. A questo livello si accumula una sostanza caseosa, lo smegma, costituito da smegma e da cellule desquamate, ossia vecchie. Nella parte ventrale del glande si nota una sottile piega cutanea che si dirige dalla base verso il meato uretrale, il frenulo del prepuzio. In questo modo il glande sulla parte ventrale forma una ‘V’ invertita. Il glande è costituito dal tessuto spongioso dell’uretra, ricopre l’apice dei corpi cavernosi come un capuccio. Il glande è attraversato dall’ultima porzione dell’uretra, l’uretra navicolare. Il glande è ricoperto da una piega cutanea che rappresenta l’ultima porzione anatomica del pene, il prepuzio.

  • Il prepuzio. E’ una piega cutanea, a forma di manicotto, che origina dal solco balanoprepuziale e continua con la cute del corpo del pene. Quando il pene è nello stao flaccido si possono quindi distinguere due foglietti. Il foglietto esterno è una continuazione della cute del corpo del pene, si dirige verso l’apice del glande ove si piega in se stesso e forma il foglietto interno. Quest’ultimo ricopre senza aderire gran parte del glande, ad eccezione della faccia ventrale del glande ove si unisce con il frenulo, e termina al livello del solco balanoprepuziale. Nel punto di unione dei due foglietti si forma un orifizio circolare, l’orifizio prepuziale. Quando il pene è eretto la cute del prepuzio si allunga e quindi i due foglietti diventano tutt’uno, in continuazione con la cute del prepuzio. A pene eretto quindi il prepuzio normalmente ‘scompare’. In alcune situazioni, congenite o acquisite, l’orifizio prepuziale diventa molto ristretto o poco elastico e quindi durante l’erezione il glande non si può scoprire. Questa condizione è nota come fimosi e la terapia è chirurgica tramite l’escissione del prepuzio, intervento noto come circoncisione. 

 

LA STRUTTURA DEL PENE

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Dal punto di vista strutturale il pene è costituito dalle seguenti formazioni:

  • Corpi cavernosi del pene

  • Corpo cavernoso o spongioso dell’uretra

  • Involucri

 

  • I Corpi Cavernosi del Pene.

Sono due strutture cilindriche, pari e simmetriche (destro e sinistro), con estremità appuntite. Ogni corpo cavernoso origina al livello della branca ischiopubica corrispondente davanti alla tuberosità ischiatica. L’origine è chiamata anche crura. Originano quindi separati al livello della radice del pene e si dirigono medialmente. Al livello della sinfisi pubica, dove inizia il corpo del pene, si congiungono e decorrono poi insieme fino a terminare al di sotto del glande, il quale ricopre la loro estremità distale.

Le crura sono strettamente adese al periostio delle branche ischipubiche e sono ricopertie dai muscoli ischiocavernosi, destro e sinistro, i quali si contraggono durante l’erezione e l’eiaculazione. Al livello del corpo penieno decorrono in stretto contatto uno con l’altro, separati da un setto connettivale (setto del pene o setto pettiniforme). Il setto è fenestrato, quindi  i due corpi cavernosi sono comunicanti fra di loro. Così uniti formano una doccia, un solco, sia sulla parte dorsale (superficie superiore) sia sulla parte ventrale (superficie inferiore). Sul solco dorsale decorre il fascio vascolo-nervoso del pene e sul solco ventrale si adatta l’uretra peniena rivestita dal corpo spongioso.

I corpi cavernosi sono costituiti da un involucro, la tonaca albuginea, e dal tessuto cavernoso o erettile, responsabile dell’erezione.

La tonaca albuginea è una membrana biancastra, spessa circa 1,7-3,3 mm, elastica fino ad un certo punto. E’ costituita da tessuto connettivo povero in fibre elastiche. Durante l’erezione la tunica albuginea viene messa sotto tensione dall’aumento volumetrico dei corpi cavernosi riempiti di sangue e siccome è poco distensibile aumenta molto la pressione endocavernosa. Questo fatto dà la rigidità necessaria al pene durante il coito. La tonaca albuginea è anche quella struttura che definisce la forma del pene in erezione. In alcuni casi la tonaca albuginea assume una forma molto curva, per cui il pene in erezione si curva in modo eccessivo per cui il coito risulta difficile a causa della difficoltà meccanica alla penetrazione, condizione nota come recurvatum penieno. Il recurvatum può essere di natura congenita o acquisita, di seguito a traumi o ad una malattia nota come malattia di LaPeyronie (Induratio Penis Plastica).

Il tessuto erettile o cavernoso ha una struttura a spugna essendo formato da lacune di forma irregolare denominate cavernule. Durante l’erezione quindi le cavernule si riempiono di sangue arterioso e si distendono notevolmente. Le trabecole sono formate da setti di tessuto connettivo e muscolare, denominate trabecole, che partono dalla tonaca albuginea. Nelle trabecole si trovano fibre collagene, che formano l’impalcatura, fibre elastiche che permettono alle trabecole di distendersi e allungarsi, cellule muscolari lisce,  vasi arteriosi e venosi e fibre nervose. I vasi arteriosi in particolare sono di due tipi: le arterie elicine, che portano il sangue nelle cavernule durante l’erezione, e le arterie nutritizie per il tessuto erettile. Le vene invece sono importanti non solo per l’allontanamento del sangue venoso, poco ossigenato, ma anche per il mantenimento dell’erezione. Infatti durante l’erezione le trabecole si stirano e le vene si occludono, impedendo il deflusso del sangue. Il sangue così intrappollato nel pene aumenta la pressione endocavernosa e crea la rigidità del pene. Le cavernule sono di forma irregolare, più ampie verso il centro dei corpi cavernosi, e comunicano ampiamente tra di loro. Da questo risulta la struttura a spugna. Sono tappezzate da un endotelio, ossia da cellule che rivestono i vasi, quindi possiamo dire che il tessuto erettile è un tessuto vascolare. Questo è molto importante per la fisiopatologia dell’erezione. 

 

  • Il Corpo Spongioso e l’Uretra

E’ impari e mediano, anch’esso a forma cilindrica e a struttura spugnosa. E’ più sottile rispetto ai corpi cavernosi. Origina al livello del perineo anteriore, al di sotto del diaframma urogenitale, davanti al retto e al canale anale. Si dirige poi verso la sinfisi pubica e al di sotto dell’arcata pubica si adatta nel solco ventrale dei corpi cavernosi, unendosi a loro a formare il corpo del pene. Termina formando una espansione conica nota come glande. Il corpo spongioso avvolge l’uretra. All’origine il corpo spongioso ha forma sferica ed è molto spesso, costituendo il bulbo dell’uretra. L’uretra membranosa penetra obliquamente al livello della parte superiore del bulbo, a qualche mm dal fondo del bulbo stesso, proseguendo quindi come uretra bulbare.  Il bulbo è ricoperto dal muscolo bulbocavernoso, che si contrae durante l’erezione e l’eiaculazione.

La struttura del corpo spongioso è simile alla struttura dei corpo cavernosi anche se con qualche diversità. E’ ricoperto da una tonaca albuginea, più sottile e più elastica, e da tessuto cavernoso con cavernule meno ampie e con trabecole più spesse.

Al livello del glande il corpo spongioso cambia notevolmente struttura. La tonaca albuginea non c’è mentre il tessuto rpofondo è costituito da un complesso di vene dilatate.

 

  • Involucri e mezzi di fissità

Andando dai corpi cavernosi in superficie si distinguono:

Fascia del pene o di Buck

Tessuto sottocutaneo (dartos e tessuto sottodartoico)

Apparato sospensore

Cute

 

La fascia di Buck.

E’ una sottilissima fascia elastica che ricopre i corpi cavernosi e il corpo spongioso dalla corona del glande fino all’ilo del pene. Continua al livello della sinfisi pubica con l’apparato sospensore del pene. Sul lato dorsale del pene contiene il fascio vascolo-nervoso del pene, costituito dalla vena dorsale del pene centralmente, dalle arterie dorsali del pene e dai nervi dorsali del pene lateralmente. La fascia di Buck quindi avvolge e unisce le tre strutture che costituiscono il corpo del pene, ossia i due corpi cavernosi e il corpo spingioso.

 

Tessuto Sottocutaneo

Tessuto connettivo e muscolare liscio suddiviso in due strati: uno superficiale (dartos) e uno profondo (sottodartoico).

 

Cute

Sottile, molto mobile sui piani sottostanti e molto elastica. Ricopre il corpo del pene, il prepuzio e il glande. Al livello della faccia ventrale del pene forma una sottile linea pigmentata mediana, il rafe penieno. Al livello del solco balanoprepuziale contiene le ghiandole di Tyson che producono lo smegma. 

 

L’apparato Sospensore del pene

Il corpo del pene è fissato al livello della radice peniena dalla cute e da due strutture legamentose:

  • Legamento Fundiforme

E’ una struttura fibroelastica, lassa, che prende origine dalla linea alba, ossia dalla parte centrale dei muscoli retti addominali, prosegue davanti alla sinfisi pubica e circonda la radice peniena aderendo al tessuto sottocutaneo.

  • Legamento Sospensore del Pene

E’ una struttura fibrosa molto robusta, di forma triangolare, situata più in profondità rispetto al legamento fundiforme. Origina dalla faccia anteriore della sinfisi pubica. Si dirige poi verso la radice peniena e aderisce tenacemente alla fascia di Buck. E’ un vero legamento e gioca un ruolo nel mantenere l’angolo penieno durante l’erezione.

 

 

Vascolarizzazione e innervazione del pene

 

Sistema Arterioso

La principale vascolarizzazione del pene deriva dal segmento perineale dell’a. pudenda interna, ramo dell’a. iliaca interna o ipogastrica. L’a. pudenda termina come a. peniena comune che dà le seguenti diramazioni:

- arterie profonde del pene o cavernose (una per lato), che penetrano i corpi cavernosi al livello delle crura. E’ la principale fonte di irrorazione del tessuto cavernoso, quindi principale fonte del sangue che arriva durante l’erezione. Lungo il decorso nei corpi cavernosi emettono le arterie elicine, sottili ramuscoli che vanno ad irrorare le trabecole dei corpi cavernosi.

  • arterie bulbari (una per lato). Molto breve, irrora il bulbo dell’uretra.

  • arterie uretrali (una per lato). Irrora l’uretra bulbare e peniena e il corpo spongioso. Giunge al livello del glande ove si anastomizza con i rami terminali dell’arteria dorsale del pene.

  • arterie dorali del pene (una per lato). Origina al livello dell’ilo del pene. Decorrono lungo la faccia dorsale del pene, avvolte dalla fascia di Buck, lateralmente alla vena dorsale e medialmente ai nervi dorsali del pene. Irrorano il glande e gran parte degli involucri del pene, eccetto la cute peniena. Danno origine a 4-8 rami circonflessi che avvolgono ad anello i corpi cavernosi e penetrano nel corpo spongioso.

Tra le varie arterie, e soprattutto tra le aa. cavernose, aa. dorsali del pene e aa. uretrali, esistono degli shunts, ossia delle comunicazioni, importanti a garantire comunque un ottimale afflusso di sangue al livello del tessuto erettile.

Esistono frequenti variazioni individuali del sistema arterioso penieno:

  • arterie peniene che originano da altri rami dell’a. ipogastrica (a. otturatoria, a. pudenda accessoria)

  • arterie dorsali che emettono un grande ramo cavernoso

  • arteria peniena singola (unilaterale) che poi si divide nelle due arterie cavernose

  • arterie peniene doppie per lato

 

La cute del pene invece è irrorata per la maggior parte da un sistema arterioso diverso da quello dell’a. ipogastrica, ossia dall’a. pudenda esterna, ramo dell’a. femorale. Le arterie pudende esterne al livello della base del pene danno origine ad un sistema arterioso sottocutaneo tramite le arterie peniene assiali che si dirigono verso il prepuzio. Al livello della base del pene le arterie assiali danno origine ad un plesso arterioso sottile più superficiale, che si trova appena sotto il derma. Questo plesso giunge al livello del prepuzio.

 

Sistema Venoso

Dati recenti confermano che la vascolarizzazione venosa del pene e dell’uretra costituiscono un sistema di drenaggio molto complesso e ricco. In sintesi, esiste un sistema superficiale e un sistema profondo:

 

Sistema Venoso Superficiale

Rappresentato dalla vena dorsale superficiale del pene che decorre lungo la parte dorsale del dartos del pene, alquanto visibile all’ispezione soprattutto quando il pene è eretto. Si dirige verso la radice del pene e si anastomizza con le vene della parete addominale e la vena pudenda esterna o nella vena safena, rami della vena femorale. Il sistema superficiale drena la cute ma si anastomizza anche con il sistema profondo.

 

Sistema Venoso Profondo

  • le vene emissarie. Dal tessuto cavernoso nasce una rete capillare sotto la tonaca albuginea. Questa ricca rete forma le vene emissarie che attraversano in direzione obliqua la tonaca albuginea. Nei due terzi distali, ossia al livello del corpo del pene, le vene emissarie si uniscono con le vene circonflesse provenienti dal corpo spongioso e dirette nella vena dorsale del pene. Nel terzo prossimale del pene, al livello delle crura, le vene emissarie formano le vene cavernose.

  • le vene circonflesse. Drenano le vene emissarie dei corpi cavernosi e il corpo spongioso dell’uretra. Sono presenti nel corpo del pene, in umero di 3-10, quindi drenano i due terzi distali del pene. Prendono origine da alcune vene emissarie dei corpi cavernosi e dalle vene del corpo spongioso uretrale. Si formano al livello della faccia ventrolaterale dei corpi cavernosi e si dirigono perpendicolarmente, circondando come un anello i corpi cavernosi, unendosi con la vena dorsale del pene.

  • la vena dorsale del pene. Costituisce la principale via di drenaggio del pene. Drena i due terzi distali del pene, ossia il glande e gran parte dei corpi cavernosi e del corpo spongioso. Nasce dalle lacune venose del glande e riceve anche le vene ciconflesse provenienti dal corpo spongioso. Decorre lungo il solco dorsale dei corpi cavernosi, in sede centrale, nell’ambito del fascio vascolonervoso del pene rivestito dalla fascia di Buck. Si dirige verso la radice del pene, decorre sotto l’arcata pubica in stretta vicinanza con il legamento sospensore del pene, e poi si immette in un ricco plesso venoso pelvico, il plesso vescico-prostatico o di Santorini che drena nelle vene ipogastriche.

  • le vene cavernose o vene profonde del pene. Drenano la parte profonda del pene, ossia il terzo prossimale dei corpi cavernosi. Nascono dalle vene emissarie delle crura dei corpi cavernosi, in numero di 3-5, e si emettono nelle vene pudende interne (plesso venoso pudendo). 

 

Il microcircolo

 

Il sistema arterioso e venoso del tessuto erettile al livello del microcircolo è rappresentato da:

  • le arterie elicine al livello delle trabecole

  • il plesso venoso sottoalbugineo

  • le cavernule rivestite da endotelio

In stretto contatto con queste strutture si trovano cellule muscolari lisce e una fitta rete di fibre nervose. Questi regolano l’afflusso e il deflusso del sangue nel tessuto erettile, regolando quindi l’erezione che non è altro che un fenomeno vascolare.

 

L’innervazione del pene

Il pene è un organo riccamente innervato. Si possono distinguere:

  • L’innervazione somatica del pene

  • L’innervazione autonoma del pene

 

  • L’innervazione somatica del pene.  E’ responsabile della:

    • Sensibilità cutanea

    • Contrazione dei muscoli del perineo in stretto contatto con il pene (mm. ischiocavernoso e bulbocavernoso)

La maggior parte dell’innervazione somatica del pene, ossia dell’innervazione responsabile della sensibilità peniena e della contrazione dei muscoli del perineo, dipende dal nervo perineale. 

 

      • Sensibilità cutanea. Dipende da rami del nervo pudendo, dal nervo ileoinguinale e dal nervo genitofemorale. La sensibilità del glande dipende dai nervi dorsali del pene provenienti dal nervo pudendo. Questi decorrono nella fascia di Buck sulla faccia dorsale del pene, nell’ambito del fascio vascolonervoso del pene, lateralmente alle arterie dorsali del pene. 

      • Contrazione dei muscoli del perineo in stretto contatto con il pene (muscoli bulbospongioso e ischiocavernosi). Il nervo responsabile è il nervo pudendo con il suo ramo perineale. 

      • Innervazione dell’uretra. Il nervo pudendo dà origine al nervo perineale. Questo dà rami che innervano il muscolo bulbocavernoso e rami che decorrono lungo tutto il corpo spongioso innervandolo, fino a raggiungere il frenulo.

  • L’innervazione autonoma del pene. E’ responsabile dell’erezione.

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